lunedì 19 luglio 2010

Stefano primo fotografo di don Bosco

I Ferazzino, famiglia di artigiani e commercianti provenienti, forse, dalla Savoia, hanno lasciato una traccia importante nella fotografia chierese; dalle frammentarie notizie che li riguardano emerge una vicenda a suo modo esemplare, che consente di toccare con mano i modi di diffusione del mezzo fotografico in Piemonte nel secondo Ottocento. Nel 1835, nel corso di alcune riparazioni al battistero di Chieri compare, per la prima volta, uno Stefano Ferazzino, di mestiere “tolajo”, altre volte “negoziante”, impegnato nella copertura in piombo delle guglie sommitali, che realizza però anche il restauro e le incorniciature neogotiche degli antichi affreschi interni, danneggiati dal crollo della volta principale, avvenuto circa sei anni prima. Oltre che come pittore e restauratore, Ferazzino viene pagato per le “invetriate”, le artistiche vetrate per le finestre del battistero, e non si può escludere un suo intervento nelle pitture neogotiche esterne, oggi scomparse e visibili solo in immagini d’epoca. Stefano, sposato con Maria Fasano, “donna di casa”, muore a Chieri il 18 marzo 1845, ma il primogenito Francesco (1809- 1887) ne eredita la vena artistica: allievo all’Accademia Albertina di Torino, di professione “pittore”, dal 1853 è insegnante di ornato e architettura civile nelle scuole operaie di Chieri, e come tale pare sia stato il primo a incoraggiare la carriera del noto concittadino pittore Alberto Maso Gilli, che resterà, infatti, per lunghi anni amico di famiglia dei Ferazzino. Nel 1837 Francesco ridipinge con interessanti integrazioni l’arco di Chieri, e gli è anche attribuita una litografia dell’Arco stesso; realizza, inoltre, alcune scenografiche decorazioni nel teatro Cappella, perdute con la costruzione del cinema Splendor, nel 1906, ed è probabile abbia aiutato il padre nelle decorazioni del battistero. Il fratello di Francesco, Giuseppe (1815-1874), sposato con Carola Chevalier (nei documenti anche Sivalié, 1813-1888), “sarta”, altre volte “cucitrice”, della quale rimane un ritratto dipinto dallo stesso Alberto Maso Gilli presso gli eredi, interpreta piuttosto lo spirito imprenditoriale del gruppo: nel 1866 acquista la bottega, che da tempo affittava, in via Maestra all’angolo con piazza delle Erbe, e sopra la quale abitava con la famiglia e col fratello Francesco, che era celibe. Questa bottega rimarrà il centro delle attività commerciali dei Ferazzino, soprattutto merceria e cancelleria, e sarà anche la sede del loro atelier fotografico. Stefano Ferazzino (1838-1899), primogenito di Giuseppe, è il primo fotografo chierese. L’occasione della bottega paterna e, probabilmente, gli stimoli e i contatti torinesi dello zio pittore, devono avergli fatto abbracciare con entusiasmo le possibilità offerte dalla “pittura automatica”, ma non è facile dire in quale momento abbia iniziato la sua attività e fondato il suo marchio, “Stefano Ferazzino Fotografia Chierese”, cui aggiungeva orgogliosamente “sistema brevettato”, segno di un atteggiamento tutt’altro che superficiale o passivo nei confronti del nuovo mezzo tecnico. Con relativa facilità si trovano, presso i collezionisti, alcune sue cartes-devisites, i tipici ritratti fotografici di piccolo formato, che tanta parte hanno avuto nella diffusione della fotografia, mettendola a disposizione dei ceti meno abbienti grazie a costi più contenuti; i mezzi tecnici necessari, l’apparecchio Disdéri a quattro obiettivi e la sperimentazione del collodio umido, iniziano a diffondersi intorno al 1855. È verosimile che Stefano abbia iniziato assai presto la sua attività: un recente studio su una fotografia di una collezione privata lombarda, dove, tra quattro signore in un interno, compare San Giovanni Bosco, lo identifica addirittura come il primo fotografo del santo, nel 1860 circa. È probabile che Stefano sia stato anche l’autore delle fotografie del duomo di Chieri eseguite nel 1873: l’immagine del fianco, caratterizzata da un laborioso montaggio di tre riprese a causa del poco spazio esistente di fronte all’edificio, e l’ultima stampa inviata, richiesta d’urgenza dal sindaco Radino in un secondo momento e realizzata in non più di due o tre giorni, parrebbero escludere un fotografo non presente in città. Giuseppe Ferazzino (1873-1921), figlio di Stefano e di Rosa Zola (1845- 1917), eredita il mestiere del padre con grande passione. Autore di numerosi ritratti di personaggi chieresi, inizia ben presto un’attività personale di fotografo paesaggista, partecipando tra l’altro alla mostra della Società Fotografica Subalpina di Torino del 1905, e documentando così, in vari decenni di lavoro e in modo veramente completo, ogni aspetto di Chieri e del suo territorio. Vie, piazze, chiese, ville e castelli dei dintorni, vedute dall’alto dei campanili, mercati, immagini di cantieri in corso e molto altro ancora, cadono quotidianamente sotto il suo obiettivo e restano fissati nelle sue lastre. I materiali fotografici originali del suo studio, acquisiti dal vicino collega Calosso alla sua morte, risultano dispersi, ma l’attività di documentazione aveva anche un preciso scopo commerciale: Giuseppe risulta, per oltre vent’anni, editore in proprio di cartoline illustrate del chierese, vendute, con periodico rinnovamento, nella vecchia bottega ereditata dal nonno; attraverso queste cartoline è possibile farsi un’idea del grande lavoro svolto, che costituisce senza dubbio un patrimonio di conoscenza insostituibile per la storia cittadina.

Nella foto un caratteristico ritratto di donna eseguito tra il 1880 e il 1890 nello studio fotografico Ferazzino.


www.corrierechieri.it/art/Stefano primo fotografo di don Bosco

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